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Il 22 aprile 2009, la scenziata Rita Levi Montalcini ha compiuto 100 anni. Nel fare gli auguri ad una delle donne più rappresentative della nostra nazione e del nostro mondo scientifico, prendo spunto per fare qualche considerazione sulla condizione femminile oggi. Qualche tempo fa leggevo sulla rivista “La repubblica delle donne” un articolo sul significato della parola “EMPOWERMENT” che è una parola inglese che fa riferimento allo sviluppo della fiducia nelle proprie capacità. Riporto qui parte dell’articolo: “….un esempio di empowerment è la frase “Yes, we can” che vuol dire che prima di fare bisogna pensare di poter fare…L’empowerment è una parola strana ,arricchire il proprio potere ( che è autostima ma anche informazione e senso della propria storia),un processo di crescita personale o collettiva, vuol dire “sentire di avere potere” o “sentire di essere in grado di fare”. Ma un concetto di potere diverso da quello arcinoto di comandare, decidere per gli altri. Il potere dell’empowerment è il proprio potere: scoprire di averlo, sapere chi sei, a cosa hai diritto e il primo diritto che hai è che puoi diventare quello che sei”. L’articolo si riferiva alla situazione delle donne in alcuni paesi dell’Africa, ma mi è venuto spontaneo volgere uno sguardo al nostro paese. Come siamo messi? Direi male, molto male. Cosa vediamo nella nostra realtà dove lunghi anni di
lotte femministe ci hanno fatto credere di esserci liberate da tutti gli stereotipi, i condizionamenti sociali,i ruoli socialmente controllati? Assistiamo ancora alla morte dei nostri sogni. E perché? Ma semplicemente perché non abbiamo ancora preso coscienza del nostro “empowerment” , della nostra capacità di svolgere nella vita sociale ruoli che storicamente svolge la popolazione maschile. Sentivo oggi in Tv un’anziana signora di 87 anni che raccontava che quando lei si sposo’ nel 1942 fu licenziata dal posto di lavoro che occupava perché….allora era normale cosi’: era donna. E oggi? Siamo certi che oggi le cose siano cambiate? Ma perché non sono cambiate? Io credo che il motivo stia nel fatto che spesso siamo noi stesse ad accettare certi compromessi senza pensare che una buona dose di amor proprio ci farebbe trovare la giusta carica per scommetterci e proporre la nostra capacita’ e sensibilità tutta femminile nell’affrontare la vita sociale e per essere propositive nella risoluzione dei problemi che oggi ci assillano. Bisogna che diventiamo guerriere perché il corso della nostra storia possa cambiare per prendere la direzione dell’affermazione delle nostre capacità. Ma spesso mi guardo intorno , nella realtà in cui vivo, e mi rendo conto come, anche tra i giovani ,non si sia ancora radicata la coscienza che noi dovremmo essere paritari ai nostri “diretti concorrenti “in tutti i settori della vita sociale, scegliendo autonomamente , senza aspettare che altri decidano per noi se fare o non fare (vedi le quote rosa nella rappresentanza femminile in politica). E, se scegliamo di essere donne dentro casa nostra, impegno di enorme valore sociale, deve essere una nostra scelta e non un obbligo a cui ci devono destinare scelte fatte da altri. Ce la faremo? Rita Levi Montalcini ce l’ha fatta ,e 80 anni fa non si parlava ancora di “EMPOWERMENT”. |