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Agira.(*lc*) Si chiama padre Linus Kuyur, viene dal nord dell’India e da due settimane è stato accolto in paese dove vuole continuare a fare pratica della lingua italiana in vista di una cattedra alla pontificia università gregoriana di Roma. Nel frattempo si è anche impegnato per aiutare il parroco dell’Abbazia don Silvio Rotondo. Padre Linus (nome latino, scelto perché anche dalle sue parti si usa il calendario romano) merita di essere conosciuto per la sua storia, le sue innumerevoli esperienze e la sua grande saggezza. Ha 55 anni ma

il suo volto non ne dimostra più di 35: «merito dello sport- afferma sorridendo- nel mio paese ho fatto di tutto dall’hockey al calcio, dal volley al basket e perfino il Badminton, una disciplina che si pratica con delle strane racchette». Cristiano di seconda generazione, il prelato indiano è giunto alla vocazione fin dalla tenerissima età. Già a 14 anni entrava in una scuola apostolica ma la vera scelta arrivava dopo due anni di università. Proprio il capitolo istruzione è uno dei più significativi della sua vita. Dopo una prima laurea in Lingua Nazionale, una laurea breve in filosofia (in lingua inglese), quindi l’approdo a Roma per studiare Teologia. Qui consegue la laurea in liturgia e il dottorato in Missiologia. Conclusa la sua “missione formativa” il ritorno in patria dove insegna per 14 anni presso il seminario maggiore del suo paese. Sei mesi fa la chiamata inaspettata per insegnare Missiologia a Roma. E così eccolo momentaneamente in paese: «la gente è molto accogliente e Don Silvio mi ha accolto come un fratello - dice nel suo già ottimo italiano- ogni giorno vengo ospitato da una famiglia diversa ma cerco sempre di ritagliarmi 4 ore per studiare la lingua». Nel suo cuore ci sono i giovani “in continua ricerca ma spesso privi di guide che li possano indirizzare verso Dio” mentre della religiosità locale lo ha colpito l’eccessivo attaccamento a riti come le processioni, un modo per cercare Dio che a suo parere “non da risposte definitive”. Don Linus, che resterà ad Agira fino al 20 settembre, guarda anche all’India: «le differenze linguistiche, di credo e gli squilibri economici sono i problemi più gravi, invece è meno pressante rispetto al passato il sistema delle caste».

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