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Agira.(*lc*) Nemmeno il tempo di iniziare e la stagione venatoria causa il primo grave incidente. Lunedì mattina, in contrada Serretonde, un 45enne di Centuripe, L. N. le sue iniziali, è stato infatti ferito accidentalmente con un colpo di fucile dal figlio  L. F. di 22 anni. L’uomo, colpito anche al cranio da alcuni pallini, è attualmente ricoverato all’ospedale Umberto Primo di Enna con prognosi riservata. I fatti sono avvenuti intorno all’ora di pranzo in una contrada molto trafficata dagli appassionati delle doppiette per la forte presenza di selvaggina: nella fitta vegetazione il ragazzo insieme al padre aveva appena ucciso una preda, si trattava di un coniglio. Ma la gioia per il risultato di tanti sforzi si tramutava presto in atroce dolore per entrambi. Il ragazzo, per recuperare l’animale si è chinato appoggiando

 il suo fucile, un Beretta calibro 12, su un grosso masso. Non è ancora chiara la dinamica di quegli istanti ma inavvertitamente è partito un colpo. Nonostante si trovasse a lunga distanza il padre è stato colpito da una raffica di pallini di piombo che hanno raggiunto il braccio sinistro, il collo e la testa. Drammatici i momenti successivi con il ragazzo completamente sotto shock e i compagni di caccia, provenienti da diversi paesi della provincia, lanciatisi in suo soccorso temendo il peggio. Alcuni di loro hanno tentato di tamponare le ferite con dei fazzoletti mentre altri hanno subito contattato i soccorsi. Sul posto è arrivata celermente l’ambulanza del 118 in servizio ad Agira ma la segnalazione è stata anche girata alla locale stazione dei carabinieri. Gli infermieri hanno trovato l’uomo perfettamente cosciente e privo di grosse emorragie e lo hanno subito trasportato all’ospedale Umberto I di Enna. Le condizioni del cacciatore non sono apparse gravissime ma la presenza di alcuni pallini dentro il cranio ha indotto i medici a mantenere la prognosi riservata. Probabilmente per l’estrazione degli stessi l’uomo verrà trasferito ad altra sede. Intanto verso le 15 sul luogo dell’incidente erano arrivati i carabinieri i quali trovavano sul terreno segni inequivocabili: diversi i fazzoletti sporchi di sangue sparsi tra erbacce ed arbusti. I militari interrogavano subito i testimoni e lo stesso ragazzo che, ancora visibilmente provato, spiegava chiaramente la dinamica dei fatti ammettendo le proprie responsabilità. Il giovane non rischia nulla di grave. Comunque la sua imperizia gli costerà certamente la revoca del porto d’armi, un’ammenda e il deferimento per lesioni. Il normale iter prevede anche un colloquio con il magistrato non appena i carabinieri avranno inviato la documentazione necessaria. Luca Capuano

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