11 Luglio 2008
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Agira.(*lc*) Piccoli bulli crescono, anche in una vasta parte del nostro territorio. E’ il dato di fatto che emerge dall’ l’indagine condotta dall’UNICEF di Enna e dal Servizio di Nuuropsichiatria Infantile dell’ AUSL 4 di Enna – Distretto di Agira all’interno del progetto “Osservatorio Bullismo”, nelle scuole della fascia dell’obbligo di cinque comuni della provincia di Enna(Agira, Nissoria, Leonforte, Assoro e Regalbuto). I numeri sono inequivocabili: due bimbi su dieci alle elementari e alle medie sono vittime di prepotenze fisiche o psicologiche da parte dei compagni. Il fenomeno riguarda, tra vittime e carnefici, il 22% degli alunni. Tre le forme di bullismo evidenziate dalla ricerca: fisico, preferito dai maschi, psicologico-verbale, più adottato dalle femmine, e indiretto, ugualmente diffuso tra i due sessi.
Le vittime dei bulli hanno vita difficile, possono sentirsi oltraggiate, possono provare il desiderio di non andare a scuola. Nel corso del tempo è probabile che perdano sicurezza e autostima, rimproverandosi di attirare le prepotenze dei loro compagni. Un disagio che può influire sulla loro concentrazione e sul loro apprendimento. Alcuni bambini possono presentare sintomi da stress: mal di stomaco e mal di testa, incubi o attacchi d’ansia. La scuola, evidentemente, rappresenta terreno fertile per questo tipo di fenomeno. Attraverso la compilazione di un questionario anonimo gli alunni sono stati invitati a rispondere a quesiti in relazione all’anno scolastico appena trascorso. Le scuole prese in esame sono state nove, in particolare 5 scuole elementari e 4 scuole medie, per un totale di 581 alunni. Dai risultati ottenuti è emerso che:
il bullismo viene subito principalmente da giovani di sesso maschile attraverso insulti e minacce. Il luogo della scuola più pericoloso dove si consumano gli atti di bullismo risulta essere di gran lunga il bagno, seguito dalla classe e dal fuori scuola. Il 35% dice di avere chiesto aiuto ad amici e familiari, solo il 6% agli insegnanti. Alla domanda “Cosa si può fare contro il bullismo?”, il 20% ha risposto che è necessario denunciare i bulli alle forze dell’ordine e prendere dei seri provvedimenti per fronteggiare il fenomeno, il 15% propone di utilizzare solo il dialogo; La risposta più originale è stata quella di un bambino di scuola elementare che dice: “Se fosse un disegno lo cancellerei!”. «Il bullismo è forse “specchio” del nostro tempo, di un tempo in cui l’aggressività è la modalità con la quale più facilmente si ottiene qualcosa –afferma la dottoressa Giusella Marletta, responsabile del servizio di neuropsichiatria infantile del distretto di Agira dell’Ausl n° 4 -allora, forse, dovremmo interrogarci di più sui modelli che offriamo ai nostri figli, o forse sul rapporto che instauriamo con loro e che dovremmo basare sulla fiducia reciproca, sul rispetto ed il valore della “persona”. Forse questo aiuterebbe le piccole vittime ad uscire dal tunnel della paura e a credere di più in se stessi; e –conclude la dottoressa- aiuterebbe anche i bulli a capire che “prevaricare” non è “dimostrare di valere” e non è funzionale a mascherare la propria sofferenza». «La probabilità che accadano episodi di bullismo è statisticamente molto alta –dichiara Marco Lupo, pres. Provinciale Unicef- è bene quindi bene prestare attenzione a tutti i potenziali indicatori:una richiesta improvvisa di non voler andare più a scuola, la sparizione di matite o il trovare i vestiti in qualche modo stracciati sono forti indici di allarme».

