Con grande piacere pubblico il contributo fornito dal maestro Salvatore Rocca dove vengono richiamati in ordine cronologico importanti avvenimenti storici con indicazione delle testimonianze di tali eventi ad Agira

La preistoria

Esistono un po’ ovunque in Sicilia tracce di insediamenti umani che risalgono alla più remota preistoria.
Nel II millennio a.C. arrivano i Sicani (originari della penisola iberica) e in seguito i  Siculi (provenienti dai Balcani attraverso l’Italia centrale).
La zona intorno al monte Teja (questo il nome del monte su cui sorge Agira) era già abitata in epoca preistorica: alcune grotte fuori dell’abitato conservano tracce di frequentazione umana risalenti al Paleolitico, al Neolitico e all’età del bronzo.

1100 a.C. circa

Nasce e si sviluppa ad Agira il mito di Ercole (Eracle) e delle 12 fatiche, a testimonianza di un probabile contatto con la civiltà micenea.
Ercole, per ringraziare gli Agirini che per primi gli tributarono onori divini, costruì un lago nella zona a valle dell’abitato (piazza Europa?) e fece erigere i templi di Gereone e di Jolao. A Jolao i giovani agirini dedicavano le loro chiome. L’usanza è passata nei riti in onore di San Filippo ed è arrivata fin quasi a noi. Un decreto del vescovo di Nicosia, infatti, vietava, ancora nel 1910, di appendere le chiome dei bambini nelle pareti e nelle porte delle chiese.

VI – IV secolo a.C. L’epoca della colonizzazione greca.

I primi coloni greci arrivarono ad Agira intorno al VI secolo a.C.
Il tiranno Agirys  nel 392 a.C. si allea con Dionisio contro i Cartaginesi. L’esercito di Agira è forte di circa 20.000 uomini.
Nel 339 Timoleonte scaccia Apolloniade, ultimo tiranno siculo, e dà agli agirini la cittadinanza siracusana. Nell’area del castello, secondo quanto afferma il prof. Rosario Patanè, doveva esistere un luogo di culto con decorazioni di tipo greco risalente al VI secolo.
Le prime monete coniate nella zecca di Agira, che attualmente si possono ammirare nei musei di Siracusa e di Cefalù, risalgono al V secolo.
Diodoro Siculo dice che al tempo di Timoleonte Agira era una città molto ricca, con splendidi monumenti e con un teatro secondo soltanto a quello di Siracusa.

III sec. a.C. Inizio della dominazione di Roma.

Agira venne occupata dai Romani nel 262 a.C. durante la prima guerra punica con l’appoggio della popolazione.
La conquista romana della Sicilia si completò nel 241 a.C.
Sotto i Romani la Sicilia era divisa in due centri amministrativi, chiamati Questure, Siracusa e Lilibeo (l’odierna Marsala). Cicerone nelle Verrine parla di Agira come una città di ricchi agricoltori (aratores) e la inserisce nel novero delle opulente città siciliane oggetto dell’insaziabile cupidigia e delle sistematiche ruberie del governatore Verre, che fu governatore della Sicilia dal 73 al 71 a.C.

VI – VIII secolo I Bizantini

Nel periodo del basso impero la Sicilia fu teatro delle scorribande dei barbari.
Con la cacciata degli Ostrogoti e la richiesta di aiuto all’imperatore di Bisanzio inizia l’epoca della dominazione bizantina.
Al seguito dei bizantini arrivano i monaci basiliani, che fondano in Sicilia diversi monasteri.
Tra il VII e l’VIII secolo, proveniente da Roma, arriva ad Agira San Filippo, un monaco basiliano di origini siriane, inviato dal papa per evangelizzare la Sicilia e scacciare i demoni.
San Filippo fonda un monastero, che ben presto diviene uno dei centri più importanti di vita monastica di tutta la Sicilia.
Ne troviamo testimonianze nelle agiografie di San Saba il giovane, di San Vitale da Castronovo, di San Leone Luca da Corleone.
In quest’ultima si dice: “monasterium sancti Philippi presbyteri, situm in loco qui vocatur Argiria, erat famosissimus eius temporis”.

IX-XI secolo. La dominazione araba.

La campagna per la conquista della Sicilia da parte dei Saraceni (Arabi Occidentali) è durata dall’827 all’878.
Gli Arabi divisero la Sicilia in tre Valli, che si incontravano all’Altesina: il Vallo di Mazara, Il Vallo di Noto e il Vallo di Dèmone (Valdèmone). Agira appartiene al Vallo di Noto.
Questa divisione amministrativa della Sicilia durò fino al 1818, quando i Borbone la divisero in sette province.
La dominazione araba non fu del tutto negativa.
La terra venne sistematicamente sfruttata e resa fertile mediante opere di irrigazione.
Venne spezzettato il latifondo e assegnato a coloni arabi e berberi. Aumentò la produzione cerealicola.
Gli Arabi introdussero in Sicilia la coltura del gelso, che alimentava l’industria della seta, del cotone, della canna da zucchero, dell’arancio amaro, del limone, del pistacchio. Favorirono l’allevamento dei cavalli, l’orticultura, l’industria tessile e degli oggetti preziosi.
La posizione centrale della Sicilia favorì il commercio. 
Queste le principali testimonianze lasciate dagli arabi ad Agira:

  • Il quartiere delle Rocche.
  • Il mulino ad acqua in contrada Lavandaio.
  • Il castello: anche se i suoi ruderi ci indurrebbero a ritenere che sia stato costruito in epoca sveva, quasi certamente esso doveva esistere già al tempo dei saraceni. È probabile, anzi, che gli svevi abbiamo ristrutturato una preesistente fortificazione araba.

Il quartiere delle Rocche

Il mulino ad acqua in contrada Lavandaio.

Il castello di Agira

1043 – 1194. I Normanni.

Il primo tentativo di riconquistare la Sicilia per conto dei Bizantini i Normanni lo fecero nel 1038.
Roberto il Guiscardo affida la conquista della Sicilia al fratello Ruggero, che ha il titolo di Gran Conte.
La prima capitale normanna in Sicilia fu Troina, che divenne anche la prima sede di diocesi siciliana dopo la “reconquista”.
A Troina nel 1088 avvenne lo storico incontro tra il papa Urbano II e il gran conte Ruggero per definire l’accordo sulla cosiddetta “legazia apostolica”.
I Normanni mantennero la divisione amministrativa data dagli Arabi.
Essi crearono il Parlamento del Regno di Sicilia, il più antico del mondo, dopo l'Alting Islandese. La sua prima riunione si tenne a Mazara nel 1097.
Il Parlamento Siciliano era formato da tre bracci”: il Braccio Feudale, che comprendeva 56 Nobili, tra i quali i primi 10 erano pari del regno; il Braccio Ecclesiastico, che comprendeva 63 alti prelati tra Arcivescovi, Vescovi, Abati e Archimandriti; il Braccio Demaniale, che comprendeva i rappresentanti delle Città Demaniali, le Città del Re.
All'epoca di Federico II le città demaniali erano 23, come risulta dagli Atti del Parlamento del 1233. In seguito il suo numero venne aumentato fino a un massimo di 42. Agira fu conquistata dai Normanni nel 1063 con la battaglia di Sarlo o di Serlone, dal nome del nipote del gran conte Ruggero, che perì nel corso di essa.
Il conte Ruggero nel 1094 affida l’abbazia di San Filippo ai monaci benedettini Cassinesi.
Essa ben presto acquista prestigio e centralità nel panorama monastico siciliano: in un documento del 1126 lo troviamo collegato al monastero di Santa Maria Latina, la più antica fondazione di rito orientale di Gerusalemme, e verso la metà del secolo è già il centro amministrativo di tutte le obbedienze dell’abbazia palestinese.
Durante la terza crociata, tra il 1187 e il 1192, il Saladino costringe i monaci ad abbandonare Gerusalemme. Essi in maggioranza si rifugiarono nel monastero di Agira, che divenne così la sede dell’abate. Probabilmente da allora l’abbazia prese il nome di Santa Maria Latina.
Secondo quanto riferisce l’Attardi, queste furono le chiese costruite dai normanni ad Agira:

  • S. Maria Maggiore
  • SS. Salvatore
  • San Giovanni costruita da Giovanni Roccaforte.
  • Santa Maria dell’Alto.

Al seguito dei normanni si insediò ad Agira una colonia di Lombardi, la cui presenza è testimoniata dal toponimo “Vadduni a mmardìa”, cioè Vallone di Lombardia.

S. Maria Maggiore

agira

 

1194 – 1250. Gli Svevi

Alla morte di Guglielmo III si estinse la casa normanna per mancanza di eredi maschi. L’imperatrice Costanza, figlia di Ruggero, sposò l’imperatore Enrico VI, figlio di Federico I, detto il Barbarossa. La Sicilia passò sotto la casa Sveva, il cui più illustre esponente fu Federico II. Sotto di lui la Sicilia conobbe il periodo di maggiore splendore della sua storia. In una pergamene che fa parte del tabulario di Santa Maria Latina, Enrico VI nel dicembre del 1194, cinque giorni dopo la sua incoronazione, conferma a Facondo “Abbas Ecclesiae Sanctae Mariae de Latina, quae fuit in Hierusalem prima ecclesia latinorum” tutte le proprietà della chiesa e i privilegi concessi dai re Ruggero e Guglielmo.
Sotto Federico II, nel 1215, ad Agira fu eretta la chiesa di santa Margherita, che diventò subito la più importante della città, suscitando rivalità nelle altre chiese.
Sotto gli Svevi si trasformò in castello di tipo federiciano l’antica fortificazione araba.

Chiesa di Santa Margherita

Pergamena del tabulario di Santa Maria Latina

 

1250 – 1282. Gli Angioini

Alla morte di Federico II (1250) la Sicilia fu teatro di aspre contese tra il papato e l’impero. Alla fine la spuntò il papa Urbano IV che offrì la corona dell’isola al re di Francia Luigi IX. Ma questi vi rinunziò in favore del fratello Carlo d’Angiò. Con lui la Sicilia passò agli Angioini. La casa francese non fu altrettanto munifica e ben accetta, fu una mala signoria come la definì Dante: i Siciliani se ne liberarono con i celebri moti passati alla storia e alla letteratura popolare come Vespri Siciliani (1282). Le prime notizie certe sul castello risalgono al 1274, quando lo troviamo inserito nello statuto angioino dei castelli col nome di “Castrum Sancti Philippi”.
Nel secolo XIV fu protagonista di un importante evento bellico, quando sotto la guida di Ferrario De Abellis resistette per lungo tempo alle truppe di Enrico Chiaramonte.

Castello Federiciano di Agira

XIV – XVI sec. Gli Aragonesi.

Alla caduta degli Angioini con la guerra seguita ai Vespri Siciliani del 1282, la Sicilia passò sotto gli Aragonesi per effetto del matrimonio di Costanza figlia di Manfredi con Pietro III d’Aragona.
A partire da questa data Agira fu alternativamente città feudale e città demaniale.  Agira fu originariamente città feudale. Divenne città demaniale nel 1398.
Queste le testimonianze ad Agira del periodo aragonese:

  • Convento delle suore benedettine di Maria SS. della Raccomandata, oggi convento di San Giuseppe. Eretto nei primi anni della dominazione aragonese.
  • Convento dell’Annunziata delle suore benedettine. Secondo l’Attardi venne fondato intorno al 1393 ai tempi di Re Martino e della Regina Maria. Attardi dice che in entrambi i conventi la badessa aveva il privilegio di portare il bacolo pastorale.
  • Chiesa di S. Antonio Abate.
Chiesa di S. Antonio Abate

1454 – 1492 Le vicende degli Ebrei di Sicilia

Durante il regno di Alfonso d’Aragona gli Ebrei di Sicilia vissero, dopo decenni di umilianti segregazioni e di limitazioni, un periodo abbastanza sereno: le loro comunità, ben inserite nel contesto sociale dell’isola, raggiunsero una buona prosperità economica e godettero di una grande libertà di culto.
Gli Ebrei vennero cacciati dalla Sicilia con l’editto di Granata del il 31 marzo del 1492 emanato da Ferdinando di Castiglia, detto il Cattolico.
La presenza di una comunità ebraica ad Agira è testimoniata da alcuni importanti documenti, tra cui una circolare del 14 gennaio 1489, inviata da Palermo alle 43 comunità ebraiche della Sicilia, tra le quali si  annovera la iudaica terra Sancti Philippi.
Nel 1454, sotto il regno di Alfonso d’Aragona,  gli Ebrei costruiscono ad Agira una sinagoga, in seguito trasformata, prima in romitorio di monaci francescani (il beato Diego da Sinagra), e quindi in oratorio della Confraternita di Santa Croce
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L’Aron della sinagoga si trova oggi nella chiesa del SS.Salvatore.
L’Aron era il luogo dove venivano conservati i rotoli con le Sacre Scritture.
Al centro è riprodotto in pietra bianca lo stemma della Casa d’Aragona.
L’iscrizione in caratteri ebraici dice: “Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore”.

L’Aron della sinagoga di Agira

L’Aron della sinagoga di Agira

XVI-XVII. Gli Spagnoli.

Alla morte di Ferdinando la corona passò a Carlo V che concentrò su di sé la corona di Spagna e quella dell’impero Occidentale della Germania.
Sotto Carlo V alla città di Agira, nel 1537, previo esborso di un forzoso donativo di 15.000 fiorini, venne concesso il titolo di urbs integra, il privilegio di mero e misto imperio e la formale promessa che non sarebbe mai stata ridotta allo stato feudale né sarebbe stata mai venduta.
Al tempo della dominazione spagnola vengono costruite molte chiese e fondati diversi conventi.
La solenne promessa fatta da Carlo V non impedì a Filippo IV, per impinguare il proprio erario, di vendere la città, poco meno di un secolo più tardi, precisamente  nel 1625, a tre ricchi mercanti genovesi, Ottavio Centurione, Carlo Strada e Vincenzo Squarciafico. La città trovò in qualche modo le risorse necessarie per affrancarsi dall’umiliante condizione e riuscì a mettere insieme i 38.000 scudi d’oro necessari al riscatto. Questo evento, però, segnò l’inizio di un lento declino, oltre che economico, anche demografico.
L’ 11 gennaio del 1693 un devastante terremoto  rase al suolo diverse città del vallo di Noto. Anche ad Agira i danni furono ingenti. L’opera di ricostruzione fu pronta e si protrasse soprattutto nel secolo successivo.

XVIII secolo. I Borbone.

In seguito ad accordi dinastici la Sicilia nel 1734 passò sotto il potere di Carlo III di Borbone.
In questo periodo ad Agira, dopo il disastroso terremoto del 1693, assistiamo ad un grande fervore di ricostruzione: l’aspetto di molte chiese e di molti monumenti, così come li conosciamo oggi, risale a quel periodo.
Le condizioni di vita ad Agira nel periodo della dominazione borbonica erano identiche a quelle di qualsiasi altro paese della Sicilia.

XIX secolo. Il Risorgimento.

Sui fatti accaduti ad Agira nel periodo del Risorgimento è in corso di pubblicazione lo studio curato dall’IMES per conto del comune.
La scena politica è dominata da un importante personaggio attorno al quale ruotarono molte delle vicende agirine legate a quel periodo, il barone Mauro Zuccaro di Cuticchi. Si deve a lui, massone, filopiemontese e intellettuale di buona cultura, se Agira non rimase estranea ai fatti che portarono all’unità d’Italia e se anche ad Agira si potè respirare il vento nuovo che spirava nel Paese. Nel suo palazzo egli ospitò Garibaldi il 15 agosto del 1862. Fu l’ispiratore della fondazione di diversi circoli: dal Circolo degli Operai di mutuo soccorso (1865), a cui la chiesa oppose la Società Cattolica, al Casino di Bella Compagnia e soprattutto alla loggia massonica Diodorea e Stella dei Mille.
Tra la seconda metà dell’ottocento e gli inizi del novecento sono stati costruiti alcuni dei palazzi patrizi più prestigiosi, come il palazzo Mammano, il palazzo Giunta, il palazzo Ciancio, il palazzo Scavone, il palazzo Spoto, ecc.

Fine del XIX e inizi del XX secolo Fasci Siciliani, banditismo, disoccupazione, tumulti in tutta la Sicilia.
Nel 1907, nel corso di un tumulto popolare, la folla inferocita diede l’assalto al comune e incendiò l’archivio.
Molte testimonianze della storia di Agira andarono in quell’occasione irrimediabilmente perdute.

Palazzo Zuccaro (interno)

Società Cattolica (oggi circolo Agiryum)

1915 – 1918. La prima guerra mondiale.

Nella piazza Fortunato Fedele un monumento ricorda il tributo di sangue pagato da Agira.

Monumento caduti I guerra mondiale

1922 – 1943. Il fascismo.

Viene costruita la scuola elementare “Guglielmo Marconi”.
Molti Agirini si lasciano tentare dall’avventura coloniale in Africa Orientale.
Inizia anche l’emigrazione verso gli Stati Uniti e l’Argentina
Nel 1934 venne eretta dallo scultore Antonino Morina una bella fontana dedicata ad Ercole e al mito delle dodici fatiche.
Questo monumento, per tanti anni simbolo di Agira, ormai non esiste più: negli anni sessanta è stato demolito per fare posto al palazzo dei pubblici uffici. 

1940 – 1945. La seconda guerra mondiale.

Le azioni militari di cui furono teatro Agira e i paesi vicini si svolsero nel periodo compreso tra la fine di luglio e i primi di agosto del 1943.
Agira fu conquistata dagli alleati il 28 luglio 1943.
Alla fine della guerra le autorità canadesi fecero costruire un sacrario per seppellirvi i soldati canadesi caduti durante la battaglia di Agira. Nel cimitero sono sepolti 490 soldati (oltre ai 438 soldati periti nella battaglia di Agira, vi sono sepolti anche quelli caduti alcuni giorni prima durante le operazioni per la conquista di Leonforte e di Nissoria).

Cimitero Canadese di Agira

Dal 1945 ad oggi

La seconda metà del Ventesimo secolo e l’inizio del terzo millennio.
L’economia della Sicilia si reggeva tradizionalmente su tre punti di forza: l’agricoltura, l’artigianato  e le miniere di zolfo.
Questa economia resse fin quasi agli inizi degli anni cinquanta, quando la rapida industrializzazione della nazione non la sommerse.  L’abbandono delle campagne, la chiusura delle miniere di zolfo e dei laboratori della creta e la crisi dell’artigianato hanno segnato il declino demografico ed economico di Agira, come di molti altri paesi della Sicilia. Ancora oggi l’emigrazione risulta la più valida e forse l’unica soluzione ai problemi dell’occupazione.


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Filmato con i luoghi caratteristici i monumenti e le tradizioni di Agira.

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Per la prima volta sul web su agira.org


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