06 Luglio 2008
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Elezioni comunali e provinciali 2008
Bianco e Nero
UN GIOCO PER I LETTORI "Il tipico agirino"
Il bianco “immaginario” di oggi è un gioco con i lettori. Descriviamo il tipico agirino e spero solo che alla fine ci rifletteremo è rideremo un po’ su.
Cominciamo dal fatto che l’agirino non ti negherebbe mai il saluto, anche se hai sbagliato nei suoi confronti.
Egli è pronto a chiarire tutto direttamente e non si permetterebbe mai di sparlare di te con altre persone. E figuriamoci se coloro che hanno ascoltato lo sfogo di quest’ultimo andassero a dire le vostre cose in giro, aggiungendo magari un po’ di “pepe”, giusto per dare quel senso romanzesco e un po’ da soap opera alla storia. No, il tipico agirino questo non lo farebbe mai. Però no’diri a ‘nuddu.
Egli non si arrabbierebbe mai se per un giorno andassi a fare spese in un’attività che non sia la sua. Egli non ti sparlerebbe mai se hai preferito scegliere la qualità, la competenza o semplicemente la convenienza della concorrenza. No l’agirino non lo farebbe mai. Anzi, ti comprenderebbe. L’agirino non sà cosa significhi invidia ed elogia chi fa qualcosa di buono.
Ah, e poi un’altra cosa, quando si apre un negozio nuovo, l’agirino non andrebbe mai nelle vicinanze per prendere un locale e inaugurare lo stesso genere di attività del vicino. No, dai, siamo così pochi, “non è che ci pestiamo i piedi”…
L’agirino vuole essere originale. L’agirino sfrutta la vera ricchezza che lo circonda, gli immensi campi di grano. Eh si, l’agirino non coltiverebbe grano e non sfrutterebbe il territorio solo per la famosa “integrazione”. L’agirino non è così e io sono orgogliosa di appartenere a questo bellissimo paese.
Naturalmente avrete capito in che cosa consiste il gioco.

C’è caldo, volete sedervi e cercate disperatamente una panchina vuota, preferibilmente all’ombra. Eccola là, un po’ di riposo finalmente. Ma quando vi rialzate: sorpresa! Una “gomma”, un cicles, una chewingum. In questo momento non state pensando alla giusta definizione ma a quanto è disgustoso ritrovarsi “‘mpiccicati” quella cosa lì nei pantaloni o nelle scarpe. E chi è che ha messo una “gomma” nella panchina? E chi è che l’ha buttata a terra? Che schifo, vero? Magari siete stati proprio voi, qualche anno fa. Eh si, perchè le chewingum ci mettono un’eternità a essere assorbite dal terreno, e sembrano moltiplicarsi. Pensate, per esempio, alla piazza Garibaldi, la pavimentazione è stata fatta qualche anno fa, eppure adesso è ricoperta da una sottile patina nera. Quel tappetino nero è costituito per la maggior parte da “masticogne”. Ho chiesto a chi ricorda la piazza bianca e pulita: “com’era”? La risposta, ovviamente è stata “bella”! Ma perchè ci piace sempre rovinare tutto? A volte per pigrizia o per la mancanza di appositi cestini gettiamo la nostra “gomma” a terra, senza nemmeno accorgercene. Eppure quando la becchiamo e siamo costretti a rinunciare ai pantaloni più belli che avevamo o a camminare in modo buffo perchè restiamo appiccicati al suolo ce ne rendiamo conto. E allora, perchè non pensarci prima?
Sofia Minnì

