08 Giugno 2008
Posted in
Elezioni comunali e provinciali 2008
N. 11 del 11 Giugno 2008
“Yes,we can”!
“Yes,we can”!
Sognare è lecito per qualsiasi tornata elettorale, sia che si tratti di un grande paese come l’America, sia che si tratti del più piccolo e sperduto paese, come Agira. Barak Obama sta dimostrando che il cambiamento è possibile: “yes, we can” è diventato uno slogan planetario. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, come diciamo noi nella nostra cultura, Obama non è ancora presidente dell’America e da noi il cambiamento è lungi da venire. Gli elettori, i cittadini, sognano un’Agira migliore, con piscine, teatri, ville comunali, canili, ma soprattutto occupazione, e i candidati a sindaco rispondono: “yes we can”! Il mare, questa volta, tanto per cambiare, sono i soldi.
Loro (i candidati) dovrebbero per ogni sogno pensare ai finanziamenti e non prendere in giro la gente. Sono finiti i tempi delle vacche grasse, sentiamo spesso dire (soprattutto dopo le elezioni) “i comuni non hanno una lira” e le politiche che si vedono all’orizzonte non hanno niente di promettente. Mi accontenterei di un sindaco pragmatico che riuscisse a fare una buona amministrazione del già esistente. Un sindaco che dica senza mezzi termini che Agira nel prossimo futuro potrebbe dimezzarsi, poiché non esiste ad ora nessuna possibilità di sviluppo e di incremento di qualsiasi attività. Le uniche attività in attivo e spiace costatarlo, sono forse le agenzie funebri. L’edilizia non potrà costruire le case per chi è costretto ad andare via; i supermercati, sempre più numerosi, non avranno chi sfamare. La popolazione decresce ogni giorno, le scuole diventano sempre più larghe e i posti di ritrovo sempre più vuoti. L’agricoltura soffre mali endemici e il turismo, vuoi per la cattiva immagine del sud Italia a livello mondiale, vuoi, soprattutto, per la carenza di idee, da decenni non si espande. Queste analisi pessimistiche non fanno sognare ma potrebbero farci riflettere per cambiare. Primo, cambiare il modo di votare, non una delega e poi “tanto lo so che sono tutti uguali”, ma partecipare di più alla vita politica. Secondo, sarebbe meglio se chi si propone indicasse cose reali e facilmente controllabili, non so per esempio fare un parcheggio, fornire le scuole di ADSL, fare un senso unico che ci farà risparmiare un semaforo, migliorare la manutenzione delle strade, lanciare la raccolta differenziata, magari dicendo da dove prenderà i soldi e quale capitolo dovrà tagliare.
Anzi, ancora meglio, che ne dite cari lettori se il futuro sindaco stipulasse un vero contratto con gli elettori? E che ne dite voi, cari candidati? Se non mantenete le vostre promesse in un arco di tempo da voi stessi prestabilito (naturalmente inferiore, e non di qualche giorno, ai cinque anni), siete pronti ad arrendervi? Siete pronti a sottoscrivere che in caso di mancato raggiungimento dei vostri obiettivi dichiarati (per cui la gente vi ha votati, non dimenticatelo) sarete pronti a dimettervi?
Insomma, Yes, we can.
Ok, ma come? Ed entro quanto tempo?

